sala costumi museo tebaldi

Museo Renata Tebaldi Busseto

Renata Tebaldi è stata un soprano famoso in tutto il mondo tra gli anni ‘50 e ‘70.

Contemporanea di Maria Callas, ha condiviso con lei i palchi più prestigiosi dell’epoca e (molto meno) le scene mondane, nonostante una presunta rivalità tra le due, alimentata più dai giornali che dalle signore stesse. Le due incarnavano due ideali completamente diversi, opposti, un modo di cantare (e di essere) puro e perfetto e uno più passionale e carismatico.

busseto

A Busseto, nelle scuderie della cinquecentesca Villa Pallavicino, c’è un piccolo ma prezioso museo dedicato a Renata Tebaldi, nata a Pesaro ma cresciuta nelle colline parmensi, a Langhirano.

Busseto è una piccola cittadina dall’atmosfera ancora ottocentesca, lenta come lo scorrere del vicino fiume Po, dove si respira nebbia e ispirazione, paese natale del Maestro Giuseppe Verdi e dello scrittore Giovanni Guareschi (papà di don Camillo e Peppone)

il museo

Il percorso del museo Tebaldi inizia in modo abbastanza tradizionale, con una sala ricca di documenti biografici, foto, premi e riconoscimenti. È quasi superfluo, ma lo faccio lo stesso, precisare che la visita è accompagnata dalle note delle opere più famose e dalla bellissima voce della cantante.

Nella sala si inizia a prendere confidenza con il personaggio e con alcuni dei suoi abiti, molto eleganti e sofisticati, usati negli anni Sessanta e Settanta per i concerti.

Nella seconda stanza il luccichio dei gioielli di scena si riflette sulle vetrine e la preziosità dei cristalli Swarovski e delle lavorazioni artigianali li rende abbaglianti. Renata studiò canto con molta dedizione e il primo a capire le potenzialità del suo talento fu il maestro Arturo Toscanini, durante un’audizione; lei aveva solo 24 anni e il concerto di inaugurazione della stagione della Scala del 1946 fu l’inizio della sua brillante carriera.

Il guardaroba della signora doveva essere davvero ragguardevole, a giudicare dai bauli-armadio che era solita portarsi in viaggio. Il beauty case (che lei chiamava affettuosamente “Pierino”) contiene ancora i prodotti di bellezza che usava, delle migliori marche, da Esteè Lauder a Elizabeth Arden. Renata viaggiava moltissimo, soprattutto in America, dove divenne la diva italiana più amata.

Un’intera sala è dedicata a uno dei suoi personaggi preferiti: Madama Butterfly. Oltre ai kimono, ci sono sandali tradizionali, calze, spille e decorazioni per l’acconciatura.

i costumi di scena

Il pezzo forte per chi, come me, ama la moda e i costumi teatrali è l’ultimo salone, in cui sono esposti una quindicina di abiti di scena.

Il più vistoso: abito settecentesco ricco di pizzi, nastri, trine, dai colori sgargianti. È il costume da “Manon Lescaut”.

Il più minimale: abito a tubino in cotone grezzo per l’ambientazione nell’antico Egitto di Aida.

Il più particolare: abito per il “Mefistofele” di Arrigo Boito disegnato da Giorgio De Chirico.

Il mio preferito: abito di velluto cremisi con bordi in pizzo e grandi bottoni gioiello per la “Fedora” di Umberto Giordano.

L’oggetto che non ti aspetti: le sigarette preferite della cantante. Non è dato di sapere se inspirasse veramente o le accendesse per vezzo, ma a giudicare dalla lunga carriera propenderei per la seconda ipotesi.

coming soon

Il 2022 sarà un anno molto importante per il museo perché si festeggeranno i 100 anni dalla nascita di Renata e sui social è già iniziato il conto alla rovescia.

Per approfondire: https://www.museorenatatebaldi.it/